LA FAMIGLIA CAETANI

 

La gentile Lelia Caetani, pittrice e giardiniera, morì nel 1977 e con lei una fra le più colorite delle numerose dinastie italiane. La storia dei Caetani segna ogni tratto della costa del mare Tirreno – da Pisa a Roma, da Cisterna, Ninfa, Sermoneta a Anagni, e giù a Fondi, Gaeta e Napoli. Edward Gibbon, il celebre storico del diciottesimo secolo, osserva giustamente che ‘la famiglia più orgogliosa è felice di perdere nell’oscurità del MedioEvo il suo albero genealogico’ [libera traduzione]. Ciò può essere vero. Ad ogni modo, nella storia della Famiglia Domus Caeitana del 1927, Anatolio del nono secolo, Signore di Gaeta, è il primo dei Caetani ad ottenere visibilità. Da Gaeta, ovviamente, fiorirono i Gaetani, che si diffusero significativamente al nord e al sud della loro città nativa agli inizi dell’undicesimo secolo, un tempo luogo di villeggiatura per numerosi Romani. Nel dodicesimo secolo, il derivato nome ‘Caetani’ indicava una influente famiglia Laziale, nota per i suoi legami strategici con altri potenti dinastie – per esempio gli Orsini, i Conti, gli Annibaldi. Nel 1118, Giovanni Gaetani, un monaco benedettino di Monte Cassino, succedette a Pasquale II con il nome di Papa Gelasio II. L’imperatore Enrico V (1105 – 1125), impose l’antipapa Gregorio VIII. Gelasio, cercando rifugio a Gaeta, si vendicò scomunicando Enrico, morendo poi di pleurite a Cluny l’anno seguente. L’archivio dei Caetani inizia seriamente con Benedetto Gaetani (1235-1303), la cui famiglia si stabilì ad Anagni, equidistante fra Gaeta e Roma. Nel 1294, succedendo all’ermetico San Celestino V, fu eletto papa e prese il nome di Bonifacio VIII. Un competente canonista e mecenate, Bonifacio fondò l’Università di Roma La Sapienza e rinnovò la Biblioteca Vaticana. Il suo pontificato, comunque, fu caratterizzato da costanti dispute con Filippo IV di Francia. La sua provocante Bolla Unam Sanctam (1302), estrema affermazione della supremazia papale, portò al suo umiliante arresto ad Anagni nel settembre 1303, e al saccheggio del suo palazzo da parte delle forze di Enrico. Oltraggiato e scosso, l’anziano Bonifacio morì un mese dopo. Molto controverso, fu forse uno fra gli ultimi dei papi-imperatori medioevali. Durante la sua vita, l’opportunista Bonifacio accrebbe il potere della sua famiglia attraverso l’espansione territoriale. Nota la sua acquisizione del feudo papale di Ninfa e dei vicini possedimenti che poi passò ad uno dei suoi nipoti. Ninfa, ora strategicamente importante, era ben fortificata sebbene non abbastanza per salvarla dal brutale sacco del 1381, avvenuto sullo scenario di guerre papali e dispute infra-famigliari per il territorio. Una covata rivalità fra le famiglie dei Caetani e dei Colonna diede seguito, nel 1499 ad un dramma dalle potenziali conseguenze paralizzanti – la confisca di tutte le proprietà Caetani da parte del Papa Borgia, Alessandro VI. Felicemente queste furono restituite da Papa Giulio II nel 1504, poco dopo la sua incoronazione. Nonostante questo clima turbolento, i Caetani accrebbero la loro influenza, in particolar modo nella regione Pontina. L’impenetrabile castello di Sermoneta è un durevole monumento di questa grande famiglia, non meno dei vicini ruderi della città di Ninfa con la sua torre giurisdizionale alta 30 metri, un castello ducale e un municipio, sette chiese, due conventi e molte case private – certamente relitti di un centro religioso, civico e militare a suo tempo vivace. In seguito ai due papi di famiglia, nel sedicesimo secolo si ebbero due cardinali Caetani – Niccolò (1526-1585), nominato ad appena 14 anni, e suo nipote Enrico (1550-1599), entrambi i quali erano del ramo sermonetano della famiglia. Onorato IV Caetani, (1542-1592), il nipote di Cardinale Niccolò, era capitano generale della fanteria papale nella Battaglia di Lepanto (1571) ed era a bordo de La Grifona, la prima nave cristiana ad essere attaccata dai Turchi. Nel suo trionfante ritorno a Sermoneta e da sua moglie Agnesina Colonna, sorella dell’ammiraglio della flotta pontificia spagnola, Onorato, nel rendere grazie, costruì la Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Papa Sisto V lo nominò primo Duca di Sermoneta. Il suo matrimonio con una Colonna fu un’ulteriore sforzo per riconciliare le due famiglie dopo una così lunga e mutuale animosità. Nel tardo XVII secolo, Francesco Caetani (1613-1683), ottavo Duca di Sermoneta, vicerè di Sicilia, un Principe ‘non meno bravo al governo dei fiori, che degli uomini’, fece sforzi per riportare in vita la lesa e assopita Ninfa. Egli è ricordato per la propagazione dei tulipani, al tempo molto di moda. Un successivo duca, Francesco V Caetani (1738-1810), si impegnò nel lavoro di rinascita. Nel 1765 un devoto inquilino pose una placca nel muro del vecchio municipio, che dal latino può tradursi come segue:


Don Francesco Caetani, Duca di Sermoneta, avendo sollevato le acque, costruito ponti, riparato mulini completamente, e ripristinato l’acceso alla strada in modo più conveniente, costruito una casa e un largo granaio dalle sue fondamenta.

Mentre la Via Appia, seguendo la fiancata occidentale dei Monti Lepini, era una delle più importanti vie militari e commerciali dell’antica Roma e del Medioevo, il territorio in sé non era meno ricco, da come leggiamo in un manoscritto del XVIII secolo:

il territorio si distingue in campi aperti, piani, colli, valli, selve, paludi, e monti, alcuni coltivabili et altri nudi, e vestite di selve…E tutto irrigato dalle acque, che divise in mare, fiumi, stagni, laghi, rivi, e fonti, lo circondano, lo rinfrescano, lo fecondano, et arricchiscono, non solo coll’umore mà anche con abbondanza di buoni pesci.

Questa lussureggiante terra dei Caetani, praticamente i territori di Sermoneta, avevano un confine massimo dioltre 100 miglia. Sin dai tempi antichi però rimaneva una colossale sfida topografica, le paludi. Queste avevano il periodico effetto di rendere inattraversabile la Via Appia. Mentre da un lato costringeva il mercato e i corridoi militari fra Roma e Napoli rendendo perciò il commercio sfruttabile, la malaria erapersistente e senza compromessi. Successivi tentativi furono fatti per drenare le paludi ottenendo ciòche Plinio descriveva con ‘fiorente paesaggio’ esistente al tempo dei Volsci cinquecento anni prima di Cristo. Per secoli, gli stessi imperatori Romani, fra i quali Traiano, hanno tentato invano; poi, con l’acquisto papale di Ninfa, i papi hanno giocato la loro parte, incluso Bonifacio VIII e Sisto V che morì di malaria nel 1590 dopo avere visitato le paludi. Anche il XVII e XVIII duca di Semoneta trovarono una soluzione. Fu solo nel ventesimo secolo che un tentativo riuscì, e il genio dietro ciò fu lo zio di Lelia, Gelasio Caetani.
Gelasio (1877-1934) era il quarto figlio di Onorato, quattordicesimo Duca di Sermoneta, egli stesso sindaco di Roma e membro del Senato. Acculturato e pieno di risorse come suo padre, Gelasio divenne ambasciatore degli Stati Uniti e il suo volto apparve sulla copertina di Time Magazine nell’aprile 1924. Appassionato della storiadella sua famiglia, egli ha compilato la su citata Domus Caietani. Non era il tipo di persona che si potesse associare agli esplosivi, egli sapeva tutto su di essi avendo lavorato, agli inizi della sua carriera, con numerose compagnie minerarie americane. Egli utilizzò quelle sue conoscenze nella guerra con l’Austria, fra il 1915 e 1917. Su fra le Dolomiti, la cima a forma di cono nota con il nome di Col di Lana, era occupata dalle truppe austriache. Dieci milioni di italiani hanno perso la loro vita cercando di conquistare ciò che era noto come ‘l’occhio dell’armata austriaca’. Con un gruppo di ottanta ingegneri attrezzati, Gelasio piazzò tonnellate di esplosivo al di sotto degli austriaci e fece crollare la cima. Egli utilizzò poi quelle stesse abilità per ideare un piano di bonifica delle paludi. Il progetto, che comprese l’uso di esplosivi per creare una serie di canali di drenaggio, fu portato avanti con la collaborazione del lavoro fornito dallo stato italiano. Fu completato agli inizi del 1930.
Palazzi e roccaforti associate ai Caetani rimangono – ad esempio a Roma, Cisterna, Sermoneta e Fondi. Guardando indietro, però, la storia dei Caetani non è solo di potenza e supremazia. Il ventesimo secolo ha prodotto una generazione di Caetani coinvolta nelle arti, nel mondo accademico e nella musica. Basti ricordarsi di due fratelli di Gelasio – Leone, il famoso studioso del mondo islamico, e Roffredo, il padre di Lelia, un dotato compositore. Gelasio, che morì nel 1934, ricordato in particolar modo per il restauro delle rovine di Ninfa e, con la sua madre inglese, per aver dato il via a ciò che sarebbe diventato un idillio che avrebbe un giorno catturato l’immaginazione di musicisti, artisti, poeti e orticoltori. Una fondazione, nominata dopo il padre di Lelia, Roffredo Caetani, possiede e gestisce Giardino e Castello insieme alle proprietà agricole, fedele alle tradizioni da lei stabilite in vita e offrendo un paradigma di conservazione e di eccellenza culturale nel sud del Lazio.
Lelia ha quindi segnato Ninfa con il suo gusto, la sua discrezione e pace di spirito, la storia dei Caetani che non poteva trovare epilogo più adatto in un luogo oggi così armonioso, in marcato contrasto con la turbolenza del passato. Come sempre, la fortezza di Sermoneta, sulla vicina imponente collina, guarda giù, quasi proteggendole, le fantastiche rovine di Ninfa e le terre, un tempo paludose, di una grande Famiglia italiana.

Il testo è tratto dall’articolo The Incomparable Caetani Family di Esme Howard, nipote di Donna Lelia Caetani e consigliere della Fondazione Roffredo Caetani, apparso sulla pubblicazione Rivista The Magazine of the British-Italian Society No. 396 2013/14. Traduzione concordata con l’autore.